L'Istituto Europeo del Mediterraneo (IEMed) ha ricevuto dalla Commissione europea il mandato di lanciare un’inchiesta annuale rivolta ad esperti e soggetti che lavorano direttamente nel campo delle relazioni euro-mediterranee, al fine di valutare i progressi, i successi e le debolezze del Processo di Barcellona.
Ancora una volta i leader arabi non hanno accettato di sedersi al medesimo tavolo con un leader israeliano a seguito di incidenti legati al conflitto palestinese (in questo caso l'assalto israeliano alla flottiglia umanitaria diretta a Gaza). Non sarebbe saggio allora mettere in sonno l'Unione per il Mediterraneo in attesa che il clima politico intra-mediterraneo del Sud volga a condizioni di minore conflittualità ?
di Giancarlo Chevallard*
Un portale metterà in rete le piccole e medie imprese italiane con quelle della sponda Sud del Mediterraneo.
L’immagine di una società egiziana senza tensioni sociali si dimostra assai lontana dalla realtà.
di Antonio Ferigo*
E' quanto sostenuto dall’Alto Rappresentante dell’UE in occasione del suo recente viaggio nella regione. "I colloqui di pace in Medio Oriente sono urgenti", ha anche ribadito in un discorso al Cairo davanti alla Lega Araba.
Se n'è discusso alla prima riunione del 2010 del “Mediterranean Strategy Group” creato dal German Marshall Fund degli Strati Uniti, in cooperazione con l’Istituto Affari Internazionali di Roma.
“Il Mediterraneo è una priorità fondamentale dell'UE, la cui credibilità sulla scena internazionale dipende dalla qualità delle sue interazioni con i paesi vicini. E' quanto ha dichiarato Catherine Ashton, nuovo Alto Rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nel suo discorso tenuto davanti ai parlamentari europei.
A un anno dall’adozione dei testi istitutivi dell’Unione per il Mediterraneo (UpM), il Convegno promosso all’inizio di novembre dall’Università Orientale di Napoli è stata utile occasione per farne un primo bilancio. La conclusione largamente condivisa dai rappresentanti delle istituzioni, operatori e accademici è stata chiara. In questo primo anno di vita l’UpM è stata una delusione sul piano istituzionale e politico. Si è però mostrata promettente e vitale sul piano economico e della cooperazione.
L’amministrazione Obama ha fatto marcia indietro sulla richiesta di un congelamento dell’installazione di colonie in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Mahmud Abbas deluso per il voltafaccia americano non si presenterà alle prossime elezioni palestinesi e minaccia le dimissioni.
Unire il Mediterraneo, moltiplicare gli interessi condivisi da imprese e Paesi della sponda meridionale e settentrionale, creare un grande suk, al quale tutti possano portare la propria bancarella e la propria merce. Sono solo alcuni dei temi discussi a Capri dai Giovani Imprenditori di Confindustria il 30-31 ottobre 2009.
“Il muro costruito sul Mediterraneo è molto più scivoloso e alto di quello di Berlino", sono le parole di don Fredo Olivero, direttore regionale di Misna in Piemonte e diocesano a Torino della pastorale per i migranti, in dure dichiarazioni sull'esistenza di un muro invisibile nel Mediterraneo, fatto di paure, estremismi e razzismo.
Against a background of rapid population growth, the countries of the Maghreb – Algeria, Morocco and Tunisia – have undergone radical change over the last 30 years. Although at different stages of economic development, all three countries have experienced closely parallel trends of fertility decline, increasing life expectancy and urban growth, suggesting that developments in health and the family are relatively independent of the socioeconomic context.
Ricerca a cura di M.Sebti, Y. Courbage, P. Festy, A-C. Kurzac-Souali, pubblicata da Population&Societies
Ospitiamo l'Intervista a Corrado Bocci, Consigliere Delegato per l’Algeria di Assafrica & Mediterraneo, a cura di Cristiana Missori, pubblicata sulla newsletter di Assafrica.
I ministri delle Finanze dei paesi appartenenti all'Unione per il Mediterraneo si sono incontrati a Bruxelles il 7 luglio 2009 per la Riunione euro-mediterranea ECOFIN. In tale occasione è stata sottolineata l'importanza a proseguire la cooperazione e il coinvolgimento di tutti i paesi partner nella regione euromediterranea per promuovere la crescita e l'integrazione economica.
Riportiamo le conclusioni del "Discussion paper" presentato al XII Kronberg Talks, tenutosi a Riyadh, l'11 e il 12 maggio 2009. L'incontro è stato organizzato da King Faisal Center for Research and Islamic Studies, Institute of Diplomatic Studies e Bertelsmann Stiftung.
Riportiamo il report relativo alla conferenza del Mediterranean Strategy Group tenutasi a Genova da 10 al 12 maggio 2009. L'incontro è stato organizzato da The German Marshall Fund of the Unites States in collaborazione con l'Istituto Affari Internazionali (IAI).
Riportiamo un interessante articolo di Kamleh Khatib, pubblicato nel mese di giugno da Limes sul Quaderno speciale dedicato al Mediterraneo.
Le elezioni libanesi dello scorso 7 giugno, nonostante la preannunciata e spesso temuta vittoria di Hizballah, hanno prodotto una situazione che tutela e preserva lo status quo ante. Era realmente credibile, come è stato paventato durante la campagna elettorale che, in caso di vittoria di una delle due coalizioni che si confrontavano, la maggioranza non avrebbe formato un governo di unità nazionale ma avrebbe tentato di governare da sola?
Riportiamo un interessante articolo uscito sulle pagine di Economia de La Stampa di domenica 5 luglio 2009, scritto da Mo Ibrahim della Celtel, compagnia africana di telefonia mobile nata nel 1998.
La crisi rappresenta un’occasione per rivedere le priorità che hanno caratterizzato le politiche agricole e per riconsiderare il ruolo del settore agricolo nei paesi mediterranei, non solo in quanto fornitore di prodotti alimentari quanto di beni e servizi non materiali.
A circa un anno dalla sua nascita e malgrado lo sviluppo delle relazioni economiche, l’Unione per il Mediterraneo è conchiglia vuota. Dopo un promettente inizio nella seconda parte del 2008, l’Unione per il Mediterraneo è congelata. E’ forse giunta la sua fine? Lo sviluppo delle relazioni umane, economiche e di cooperazione nell’area sembrano affermare il contrario.
Un'America che non si sente più depositaria della verità assoluta da imporre anche con la forza, la presa di coscienza del problema ambientale, la crisi come oppurtunità di cambiamento.
Il rischio più grande: i centri di potere, ancora forti, responsabili della crisi.
Torino, Teatro Regio, 22 aprile 2009
Lezione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla prima edizione di Biennale Democrazia.
L’Earth Day, il giorno della Terra, da quasi quarant’anni si basa saldamente su questo principio. Il 22 aprile del 1970, 20 milioni di cittadini americani si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa del nostro pianeta. Oggi, su questo principio quanto mai d’attualità ci si mobiliterà ancora, in 174 paesi del mondo.
Dalle macerie di Piazza Duomo attraverso il Mediterraneo fin nelle città gemellate di Balbeek e Cuenca, ma anche nel cuore del mondo arabo e in Africa: la solidarietà del mondo abbraccia le popolazioni dell’Abruzzo colpite dal terremoto.
L’esercito più preparato e equipaggiato del pianeta, Tsahal, l'esercito di Israele, è ora al centro di aspre polemiche dopo la pubblicazione di un reportage di Uri Blau su 'Haaretz' che ha gelato l’opinione pubblica internazionale. “Un colpo, due morti”: il disegno è un mirino di un cecchino, che punta su una donna completamente velata, sul suo pancione. “Usa il preservativo”: questa volta l’immagine è diversa ma l’obiettivo è sempre lo stesso: una mamma ed il suo bambino, che questa volta tiene in braccio, morto. Un’altra maglietta, richiesta dal battaglione Lavi, ha un fumetto con un bambino palestinese, che nel crescere diventa prima un giovane lanciatore di pietre, poi un miliziano armato; la didascalia dice “Non importa come inizia, siamo noi a decidere quando finisce la partita”.
“Ogni madre araba deve sapere che il destino del proprio figlio è nelle mie mani”: questa, su richiesta della Brigata Givati.
Una giornalista, un convertito, una spia, un papa e un ministro sono stati i principali attori della campagna di odio contro l'Islam che infiamma l'Italia a partire dagli attentati dell'11 settembre 2001. Ne parla Nathalie Galesne in un dossier di approfondimento sulle pagine di www.babelmed.net.
Esce sulle pagine del quotidiano La Stampa giovedì 12 marzo 2009 un interessante reportage a firma di Patrice Claude (copyright Le Monde) sul mondo dei blogger egiziano, costituito da circa 200 milioni di persone, di cui 10000 politicamente impegnati.
di Renato Lattes
Nonostante la stretta delle emozioni, del senso insopportabile di rivolta verso quanto è capitato, di rifiuto di trovare un senso, ancora una volta bisogna sforzarsi di ridare la parola alla politica.
di Giulia Musumeci
Poche ore prima dell'inizio degli attacchi, ospiti casuali a una cena dello Shabbat, in una casa che racchiudeva quattro generazioni di ebrei francesi, ho chiesto loro cosa pensavano della situazione, e come poteva risolversi tutto questo dolore.
di Giancarlo Chevallard*
All'indomani dell'annuncio da parte di Barack Obama della nomina di George Mitchell come inviato speciale in Medio-Oriente, pubblichiamo il contributo dell'Ambasciatore Giancarlo Chevallard, ex Capo della Delegazione della Commissione Europea in Israele.
di
Noi che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case, che cosa comprendiamo di Gaza o di Sderot ? Forse poco. Certamente vi siamo implicati.
di Mary Robinson
Mary Robinson, già Commissaria dell’ONU per i Diritti Umani, parla di un suo recente viaggio a Gaza e dei suoi incontri con le organizzazioni delle donne israeliane e palestinesi. La sua tesi è che l’attacco israeliano è destinato a rafforzare gli estremisti.
di Toni Ferigo
E’ la replica di un film già visto a proposito dell’Afghanistan dopo l’11 settembre 2001. Si scoprì che i talebani erano il male più o meno assoluto. Sembravano saltati fuori dal nulla, non avere una storia, non avere una base sociale. Per fortuna vi fu chi cominciò a porsi e a porre qualche interrogativo. In termini diversi lo stesso si ripete in Palestina. Lo dimostra la storia di Hamas.
Una lettera di Mustafa Barghouti da Ramallah, Presidente dell’Alleanza per la Palestina. Laico, candidato due volte alla Presidenza dell’Autorità palestinese, ex ministro del governo di unità nazionale.
di Janiki Cingoli, Centro per la Pace in Medio Oriente
Ma Israele che cosa vuole davvero? Finito l'effetto dell'attacco, sarà necessario tornare a discutere...
Le orrende scene che arrivano per fotografia o per racconto da Gaza in queste ore mi rendono difficilissimo ogni commento.
Eppure bisogna, per l’ennesima volta, tentare di non smarrirsi, e sforzarsi di trasformare il dolore, lo scandalo suscitato dalle dichiarazioni e dagli appelli di potenti - che lasciano senza fiato - in ragionamento, in riflessione, in proposte, in giudizi.
di Toni Ferigo
Gaza: vi sono dati che parlano da soli. Prima di ogni altra considerazione, sarebbe bene conoscerli. Abbiamo raccolto da varie agenzie alcuni dati sulla situazione a Gaza a partire dal mese di novembre.
La crisi economica esplosa nel 2008 sarà lunga. Non sarà facile, né breve uscirne. Il Nord Ovest, tuttora una delle aree più industrializzate d’Italia, sta già soffrendone duramente le conseguenze. Mi chiedo se sia possibile tentare di indicare qualche strada nuova da esplorare, sulla quale provare nuove esperienze.
Di fronte alla grande crisi finanziaria sono stati numerosi i tentativi di rassicurazione da parte dei più importanti leader tra i governanti attuali, ma i risultati sembrano modesti. Come spesso accade, il fatto che i richiami siano quasi giornalieri diventa quasi un campanello d'allarme.
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