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Diario dall'Egitto
03-06-2012 3 giugno 2012 - resurrezione (news n. 331)

E' successo di nuovo. Nel momento più nero della rivoluzione, le piazze egiziane si sono riempite un'altra volta, del tutto spontaneamente. Dico le piazze egiziane, perché non è stata solo la mitica piazza Tahrir a riempirsi. Le manifestazioni sono scoppiate in tutto il paese, persino l'Alto Egitto, e persino Menoufiya, dove Shafiq, il contestatissimo candidato militare, ha preso tonnellate di voti... a cura di Elisa Ferrero.

 

Hamdeen Sabbahi trasportato dalla folla (photo Mohammed Salem)

 

Cari amici e amiche,

i giornali e i mass media italiani, come al solito, hanno colto soltanto un angolino di quanto successo, distorcendo la realtà. Non sono i Fratelli Musulmani ad aver organizzato le proteste, loro sono solo una componente della piazza, come già è accaduto tante altre volte. Ieri, dopo la sentenza su Mubarak, centinaia di persone hanno subito cominciato a muoversi per le strade egiziane, chiamando a raccolta la gente per protestare. Poi sono arrivati gli inviti "ufficiali" a scendere in piazza da parte di Hamdeen Sabbahi, Abdel Moneim Abul Fotouh, Khaled Ali e altri ancora. Questa volta sì, bisognava davvero tornare in piazza, erano sia il momento sia il modo giusto per farlo. E' giunto anche l'invito dei Fratelli Musulmani, naturalmente, ma non è stato né il primo, né il più convinto. 
 
Così, mentre Mubarak veniva trasferito all'ospedale della prigione di Tora e, per ben quattro ore, faceva resistenza a scendere dall'elicottero, perché non voleva entrarci, la gente infuriata e carica d'energia affluiva nelle principali piazze egiziane: Tahrir, Qaid Ibrahim... E' stato un vero e proprio risorgere, con la piazza di nuovo unita, Fratelli Musulmani compresi. Un bel bastone tra le ruote per il Consiglio Militare, che nei giorni precedenti, sentendosi sicuro, aveva di nuovo alzato toni minacciosi nei confronti di possibili proteste contro il ballottaggio. Il fallimento della milioniya di venerdì scorso li aveva ulteriormente imbaldanziti. Invece, sorpresa sorpresa, la piazza è viva, gli egiziani non mollano. Non amano più scendere in piazza tutti i momenti, ma quando ci vuole sono presenti. E la tv di stato non ha perso occasione per cadere ancora una volta nel ridicolo: il primo canale, infatti, mentre piazza Tahrir si riempiva, raccontava compiaciuto che gli egiziani erano scesi in strada a festeggiare il verdetto su Mubarak. Non c'è limite alla vergogna. 
 

La giustizia egiziana raffigurata come una prostituta (notare il nudo, visto il tipico pudore mediorientale su certi argomenti).
 
I primi candidati alla Presidenza a giungere insieme a piazza Tahrir sono stati Hamdeen (così lo chiamano in tanti, senza il cognome) e Khaled Ali. Il loro arrivo è stato accolto con entusiasmo. Hamdeen è stato issato sulle spalle di qualcuno e trasportato in giro dalla folla giubilante. La foto che vi allego (che ha già fatto il giro del mondo) testimonia di questo momento. Quasi l'hanno soffocato, Hamdeen, nuovo leader della rivoluzione! Pare inoltre che dopo abbia dovuto recarsi in ospedale a causa di una caduta. La folla era davvero troppa. E qualcosa di simile è accaduto anche ad Abul Fotouh, che è arrivato qualche ora dopo e si dice sia svenuto per la pressione della massa. Per ultimo è arrivato Morsy, il candidato della Fratellanza Musulmana, ma la scena è stata molto diversa. Come sempre, i Fratelli Musulmani hanno organizzato un bel cordone protettivo, inoltre Morsy, prima di recarsi in piazza, ha tenuto una conferenza stampa che gli ha già causato un bel po' di battute sarcastiche. Infatti, Morsy ha confermato il suo sostegno alle proteste, ma puntualizzando che non bisognava assolutamente dimenticare le elezioni e che, sottinteso, bisognava votare per lui, naturalmente. Sfruttamento della rivoluzione per propaganda elettorale, l'hanno subito definito. Moussa e Shafiq, invece, non si sono visti del tutto, e nessuno, per la verità, aveva voglia di vederli, ma visto che si dicono tanto rivoluzionari...
 
Ora, però, la nuova rivolta si trova di fronte al problema di come mantenere questo rinnovato impulso e, soprattutto, di come farlo fruttare. Per quanto riguarda il primo punto, il nemico numero uno è il sole, che toglierebbe ogni velleità di resistenza anche al più incallito rivoluzionario. Si pensa allora alla seguente strategia: di giorno mobilitare le strade, dove c'è più ombra e il movimento permette di sfuggire un po' agli artigli del sole, con marce in giro per le città; di notte, invece, convergere tutti sulle piazza per dar forza ai sit-in. La notte, dunque, sarà il momento di punta di queste nuove manifestazioni.
 
Per quanto riguarda il far fruttare le proteste, questa volta c'è un'importante differenza rispetto alle manifestazioni passate: la rivoluzione ha identificato dei leader, o delle persone che possono rappresentarla e darle una voce unificata. Hamdeen, Khaled Ali e Abul Fotouh hanno già deciso di collaborare (finalmente!). Dopo una prima consultazione, hanno annunciato, per lunedì mattina, una conferenza stampa congiunta nella quale comunicheranno il prossimo passo. Coinvolgeranno anche Mohammed el-Baradei, che lunedì tornerà in Egitto (si era di nuovo ritirato a Vienna). E' un bene che il leader non sia uno solo, ma un piccolo collettivo in grado di rappresentare tutti gli egiziani, dai laici agli islamisti. Morsy e la Fratellanza, invece, andranno avanti per conto loro, insistendo sulle elezioni.
 
Ma quali sono le richieste della piazza, adesso? Anche questa volta ho potuto assistere all'incredibile fenomeno del progressivo coagularsi del consenso  attorno ad alcune richieste comuni, come se davvero la piazza avesse una vita propria che non è la somma delle vite singole, ma qualcosa che le comprende e le trascende. Le richieste sulle quali tutti sembrano concordare sono le dimissioni del Procuratore Generale (che ha istituito un processo a dir poco debole contro Mubarak) e la formazione di un consiglio presidenziale, formato da tutte le figure ormai riconosciute come proprie dalla rivoluzione: Sabbahi, Abul Fotouh, el-Baradei, Khaled Ali, ecc. C'è anche la richiesta che Shafiq venga escluso dal ballottaggio. Aspettiamo domani, comunque, per saperne di più.
 
Quel che conta è che la piazza ha dimostrato, ancora una volta, di essere la protagonista principale e imprescindibile della scena egiziana. Ciò tranquillizza, soprattutto gli egiziani, sul fatto che indietro non è possibile tornare, neanche per Shafiq, se dovesse vincere il ballottaggio. Anzi, c'è chi spera, ora, che vinca proprio Shafiq, perché sarebbe più facile unire la piazza contro di lui e "dirottarlo" verso ciò che si vuole. Torno a ripeterlo: quel qualcosa che è definitivamente cambiato negli egiziani è l'unica loro garanzia per un futuro di maggiore libertà. Chi vuole risultati subito, per riempire i giornali di titoloni, sarà deluso, ma chi avrà la pazienza (e i nervi saldi) di seguire gli egiziani passo passo forse imparerà qualcosa da loro. 
 
Un caro saluto,
 
Elisa Ferrero

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