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Diario dall'Egitto
18-04-2012 18 aprile 2012 - fuori dieci (news n. 304)

Questa mattina il Cairo e l'Egitto si sono svegliati sotto una portentosa tempesta di sabbia (vedi piazza Tahrir nella foto). Cosa frequente e normale in questa stagione, ma la tempesta è anche una bella metafora della situazione attuale nel paese, così come la scarsa visibilità che porta con sé... a cura di Elisa Ferrero.

"Libertà" (hurriya) scritta con le candele

Cari amici e amiche,

questa mattina il Cairo e l'Egitto si sono svegliati sotto una portentosa tempesta di sabbia (vedi piazza Tahrir nella foto). Cosa frequente e normale in questa stagione, ma la tempesta è anche una bella metafora della situazione attuale nel paese, così come la scarsa visibilità che porta con sé. Sempre questa mattina, si scherzava sull'interpretazione metafisica da dare alla tempesta di sabbia: è il segno dell'ira divina per aver escluso Abu Ismail dalle elezioni presidenziali oppure, al contrario, è il segno che Dio ne ha abbastanza dei sostenitori del salafita, che hanno iniziato un sit-in di protesta, e vuole costringerli a tornare a casa?

Ma torniamo a ieri sera, quando la Commissione Elettorale ha finalmente annunciato la sua decisione in merito ai ricorsi degli esclusi dalla corsa alla Presidenza: squalifica confermata per tutti e dieci, incluso il salafita Hazem Abu Ismail, l'ex capo dell'intelligence Omar Suleyman e il candidato dei Fratelli Musulmani Khairat el-Shater. Abu Ismail non l'ha presa bene. E' rimasto in attesa del verdetto davanti alla sede della Commissione Elettorale, assieme a un centinaio di suoi sostenitori che sono andati aumentando nella notte. Poi, alla notizia della sua esclusione definitiva, ha tentato di fare irruzione nell'edificio, ma è stato fermato dalle guardie. Pertanto, infuriato, ha tenuto un discorso ai suoi fans, nel quale ha sostanzialmento dato del miscredente a chiunque avesse abbandonato il luogo, invitando i presenti a dare inizio a un sit-in a oltranza. Lui, però, se ne è andato. Per fortuna, nonostante qualche tafferuglio iniziale, la situazione non è degenerata, come temevano invece molti egiziani. Tuttavia, non bisogna abbassare la guardia, perché gli Hazeemoon (dal primo nome di Abu Ismail, Hazem, che in arabo ha anche il significato di "determinato", "risoluto") progettano di spostarsi in piazza Tahrir venerdì prossimo, dove saranno presenti anche altri manifestanti di ogni colore politico.

Come l'hanno presa, invece, gli Shateroon (da Khairat al-Shater, dove "shater" in arabo vuol dire "furbo", "intelligente")? Con rabbia, naturalmente, ma con più stile. In effetti la Fratellanza Musulmana aveva già pensato all'eventualità di un'esclusione di al-Shater ed era corsa ai ripari preparando un rimpiazzo, ovverosia Mohammed Morsy, presidente del Partito Libertà e Giustizia. La Fratellanza ha immediatamente dato inizio alla sua campagna elettorale, anche se sarà più difficile, perché Morsy non ha il carisma di al-Shater, descritto dai suoi fans addirittura come un "novello Giuseppe", in grado di salvare l'Egitto dalla catastrofe economica, trasformando anche la polvere in oro halal. E adesso - sghignazzano i giovani liberali - a quale profeta paragoneranno il grigio Morsy?

Che dire invece di Omar Suleyman? In realtà c'è chi crede che la sua candidatura sia stata soltanto una farsa, voluta dal Consiglio Militare per "coprire meglio" la squalifica degli islamisti. Suleyman è un personaggio troppo furbo - pensano costoro - per farsi squalificare solo per una manciata di firme. Chi lo sa...

Nel frattempo, è stata avanzata la proposta di formare una nuova Costituente con il 75% di membri eletti al di fuori del Parlamento. Il problema, però, è che se si vuole riscrivere la Costituzione prima delle presidenziali, non resta che poco più di un mese. Come si fa a eleggere la Costituente, scrivere la nuova Costituzione e sottoporla a referendum in questo breve periodo? E' un'impresa impossibile, se si vuole fare un lavoro serio. Chi vincerà? Il partito che vuole rimandare la Costituzione a dopo le presidenziali, svincolandola dal controllo dei militari, oppure il partito che vuole eleggere il nuovo Presidente con poteri ben definiti e dunque desidera prima scrivere la Costituzione, a costo di rimandare le elezioni? E se le elezioni fossero davvero rimandate, come reagirebbe la popolazione egiziana?

Nulla è ancora scontato, pertanto restate sintonizzati.

Un caro saluto,

Elisa Ferrero

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