Tu sei qui: home > Diario dall'Egitto
Diario dall'Egitto
10-03-2012 10 marzo 2012 - l'8 marzo, un anno dopo (news n. 281)

Da oggi è ufficialmente aperta la registrazione delle candidature alle elezioni presidenziali, mentre partiti e forze politiche stanno ancora scegliendo chi sostenere. I Fratelli Musulmani, dopo aver inizialmente lasciato intendere che avrebbero appoggiato Hassan Mansour, presidente del Consiglio Consultivo, hanno fatto marcia indietro, dichiarando che aspetteranno fino ad aprile per rivelare quale sarà il loro candidato... a cura di Elisa Ferrero.

Cari amici e amiche,

ci sono state diverse polemiche sul nome di Mansour negli ultimi giorni, soprattutto a causa del sospetto che possa rappresentare il candidato dell'accordo segreto tra militari e islamisti. Ma forse la prudenza dei Fratelli Musulmani nello schierarsi apertamente con lui è anche dettata dall'opposizione interna dei giovani del movimento (quelli che non ne sono fuoriusciti), i quali preferiscono sostenere Abdel Moneim Abul Fotouh. La Corrente Egiziana, partito fondato dai giovani dissidenti della Fratellanza, ha per parte sua già dichiarato il proprio appoggio a quest'ultimo.

L'8 marzo scorso, tuttavia, è stato il giorno della protesta delle donne. Come l'anno passato, la partecipazione non è stata altissima, solo qualche migliaio di donne (e uomini). Per fortuna, però, la manifestazione si è conclusa pacificamente, forse anche grazie alla protezione del cordone di uomini che l'anno scorso non c'era. Il corteo è partito alle quattro del pomeriggio dalla sede del sindacato dei giornalisti e, passando per piazza Tahrir, ha raggiunto il Parlamento blindato dalle forze di sicurezza, dove è esploso un coro di "Hurriya! Hurriya!" (Libertà! Libertà!). Poi, le organizzatrici, verso le 19, hanno dato l'ordine di tornare a casa.

La richiesta che ha caratterizzato la manifestazione delle donne di quest'anno è stata forte e chiara: una rappresentanza del 50% nell'Assemblea Costituente. Poiché le donne costituiscono la metà della società, qualsiasi quota di partecipazione inferiore a questa è inaccettabile. La paura, chiaramente, è che la nuova Costituente trascuri di inserire nella nuova Costituzione i diritti delle donne - anche quelli già ratificati dalla legge, ma così poco implementati nella realtà - specie se sarà lasciata in mano a una maggioranza islamista.

E gli slogan del corteo delle donne, infatti, hanno colpito duro sia i Fratelli Musulmani, sia i salafiti, sia i militari. "O Badia, O Badia, i diritti delle donne non ce li porterete via" - hanno gridato alla Guida Suprema dei Fratelli Musulmani. "No ai Fratelli Musulmani, no ai salafiti" e "Abbasso il governo militare!" - hanno urlato altre.

Ovviamente non erano presenti né le donne salafite, né le Sorelle Musulmane, le quali hanno idee un po' diverse sulla questione della donna. La componente femminile del partito Libertà e Giustizia ha tenuto, nello stesso giorno, la sua prima conferenza. Il dibattito principale è stato sul Consiglio Nazionale per la Donna, da poco rinominato dal Consiglio Militare tra tante polemiche. L'aspetto più criticato è stata la nomina, come sempre arbitraria, di tale Consiglio, che i generali hanno scelto senza basarsi sulla consultazione con le associazioni delle donne. Il Consiglio per la Donna, a dire il vero, era generalmente considerato, dalle varie attiviste, soprattutto come uno strumento di promozione per la signora Suzanne Mubarak, piuttosto che come un apparato efficace di lotta contro la discriminazione delle donne. Nonostante ciò, alcune buone leggi sono state fatte, seppur non seguite da una valida campagna di consapevolizzazione della società, affinché queste leggi diventassero cultura generale. Per le Sorelle Musulmane di Libertà e Giustizia, tuttavia, queste leggi (ad esempio sul divorzio) minaccerebbero i valori tradizionali della famiglia, pertanto sarebbero tutte da rivedere. E qualcuna le attacca solo perché provenienti da Suzanne Mubarak, considerandole leggi del vecchio regime. Per tali motivi, la conferenza delle donne di Libertà e Giustizia ha chiesto lo scioglimento del Consiglio Nazionale per la Donna.

Non stupisce, quindi, che molte delle donne che hanno partecipato al corteo dell'8 marzo, sentano l'esigenza, innanzitutto, di una rivoluzione delle menti, dei costumi e della cultura (prima di tutto nelle donne stesse), che si spera sarà in grado di portarle, un giorno, a liberarsi anche del cordone protettivo di uomini che le accompagna regolarmente nelle loro manifestazioni. Non solo. Desiderano una rivoluzione che le porti a liberarsi della protezione maschile in generale, in ogni campo della vita quotidiana.

La lotta attuale e immediata, comunque, è per la nuova Costituzione. Il Centro Egiziano per i Diritti della Donna (ECWR) formerà un comitato parallelo alla Costituente, che scriverà il testo della nuova Costituzione come loro vorrebbero. Chissà se la Costituente ascolterà la loro proposta, così come le altre centinaia di proposte provenienti dalla società civile. Molto dipenderà da come la Costituente sarà formata.

Un caro saluto,

Elisa Ferrero

indietro...

Gli approfondimenti di Paralleli
Le iniziative di Paralleli
Le pubblicazioni di Paralleli
Pubblicazioni di Paralleli

Le attività di Paralleli
sono sostenute dalla

Compagnia di San Paolo

Paralleli è co-coordinatore
della rete italiana e coordinatore
della rete piemontese
della Fondazione Anna Lindh.

Fondazione Anna Lindh

Cerca
Cerca nel sito
cerca...
Agenda
Nessun record.

Iscriviti alla Newsletter Istituto Paralleli Newsletter

RSS
RSS

Osservatorio Balcani Maghreb Econostrum
Marenostrum
MED governance
Jeunesrm
Babelmed
Babelmed

Paralleli - Istituto Euromediterraneo del Nord Ovest

Sede legale: via La Salle 17 - 10152 Torino
Sede operativa: via Vanchiglia 4/E - 10124 Torino
email info@paralleli.org