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Diario dall'Egitto
07-12-2011 7 dicembre 2011 - la sconfitta salafita ai ballottaggi e il nuovo governo Ganzouri (news n. 220)

Due fatti di rilievo oggi: i risultati dei ballottaggi e l'insediamento del nuovo governo Ganzouri. Per quanto riguarda i primi, non si è ripetuto il grande exploit dei salafiti della scorsa settimana... a cura di Elisa Ferrero.

Cari amici e amiche,

due fatti di rilievo oggi: i risultati dei ballottaggi e l'insediamento del nuovo governo Ganzouri. Per quanto riguarda i primi, non si è ripetuto il grande exploit dei salafiti della scorsa settimana. Nelle sfide dirette il partito al-Nour ha in gran parte perso, conquistando solo cinque seggi. Inoltre, alcuni eminenti personaggi hanno subito una sonora disfatta, ad esempio Abdel Moneim al-Shehat, che nei giorni scorsi aveva fatto rizzare i capelli per le sue dichiarazioni su donne, copti, ecc., oltre alla sua affermazione che la democrazia sarebbe haram (cosa che comunque non gli ha impedito di partecipare alle elezioni). Il sollievo per la sua sconfitta, a vantaggio di un candidato dei Fratelli Musulmani, è stato quasi generale.

Chi può cantare vittoria, invece, sono i Fratelli Musulmani che, intascando probabilmente anche i voti di chi temeva i salafiti, hanno guadagnato 34 seggi. Tuttavia, hanno perso a Nasr City, dove il seggio è stato conquistato da uno dei rari giovani della rivoluzione che è riuscito a farsi strada tra i politici di professione e le personalità importanti. Si tratta di Mustafa al-Naggar, classe 1980, blogger, dentista, attivista per i diritti umani, ex membro della Fratellanza Musulmana, ex coordinatore della campagna in sostegno di Mohammed el-Baradei e fondatore del partito al-Adl, per il quale si è presentato alle elezioni. I giovani di Tahrir hanno salutato la sua vittoria come un piccolo grande successo e una promessa per il futuro. Grande soddisfazione anche per la vittoria del giudice Mahmoud el-Khodayri, sostenuto dai Fratelli Musulmani, che ha battuto un ex uomo di regime.

Certo, i giovani della rivoluzione sono emarginati in questa fase politica, ma la loro generazione (trentenni e ventenni, o anche più giovani) si sta facendo le ossa. Crescerà, acquisterà esperienza e fiorirà. A fatica, forse, ma non potrà essere cancellata. E' una generazione combattiva, testarda e senza paura. Non rinuncerà facilmente ai propri diritti, dovessero volerci decenni. Lotterà per conquistarsi il suo spazio. Dunque, anche se in questo momento pare sconfitta da forze più grandi di lei, io credo che in futuro vedremo i frutti del suo lavoro, spesso sommerso, ma corrosivo di un sistema che ha fatto il suo tempo (anche anagraficamente).

Dunque, sembra che gli egiziani (almeno quei pochi che sono andati a votare) abbiano reagito al pericolo salafita e i Fratelli Musulmani sembrano essere stati i maggiori beneficiari di questa reazione. Del resto, gran parte dei liberali erano già stati esclusi al primo turno, pertanto non potevano che essere i Fratelli Musulmani a godere dei timori per un'ulteriore vittoria salafita. Sarà interessante, adesso, vedere cosa succederà nella seconda tornata (14-15 dicembre), anche se i liberali si sono ormai giocati il terreno più facile.

Per quanto riguarda il nuovo governo, Ganzouri ha finalmente sciolto le riserve. I neo-ministri, ventisette in totale, hanno giurato questo pomeriggio. Diciassette di loro sono nomi nuovi (e con due donne in più), compresi i Ministri degli Interni, della Giustizia e dell'Informazione, tanto contestati da piazza Tahrir. Dieci ministri, invece, sono ereditati dal governo Sharaf. Due dei ventisette sono stati ministri di Mubarak: il Ministro dell'Energia Elettrica, Hassan Younes, e quello della Cooperazione Internazionale, l'eterna Faiza Abul Naga, sempre lì e sempre in piedi. Il vero mistero, in Egitto, non è quello delle piramidi, ma quello dell'inamovibilità di Abul Naga. Cadono dittatori e primi ministri, ma lei no, non si smuove dal suo posto. Risuscitato anche il Ministero delle Antichità, ma per fortuna il posto non è stato restituito a Zahi "Indiana Jones" Hawass (per un attimo ho temuto...). A quel punto sarei scesa in piazza Tahrir anch'io, credo.

Ma finalmente si conosce l'identità del nuovo Ministro degli Interni. No, non è Lord Voldemort, ma a sentire i primi commenti di giornali e attivisti c'è poco da stare allegri. Si tratta del generale di polizia (e già qui si comincia malissimo) Mohammed Ibrahim, ex capo della Sicurezza di Giza ed ex braccio destro di Habib al-Adly, il Ministro degli Interni di Mubarak, colpevole di aver trasformato il regime in uno stato di polizia all'insegna della tortura. Del generale Mohammed Ibrahim si ricorda la direzione del massacro di rifugiati sudanesi in piazza Muhammad Mahmoud, nel 2005. Un ottimo curriculum, insomma. Il nuovo ministro ha già annunciato i due punti più importanti del suo programma: il ritorno della sicurezza (e qui passa un brivido lungo la schiena) e la ristrutturazione della polizia (sì, ma come?). Nessuna menzione del problema dei diritti umani, naturalmente.

In realtà, si sono avute proteste anche contro il nuovo Ministro dell'Agricoltura Saad Nasr, che è stato in passato stretto collaboratore di Youssef Wali, ex ministro accusato di aver importato fertilizzanti cancerogeni e pesticidi da Israele, sostanze che finivano nel pane della gente. Non c'è che dire, Ganzouri ha messo insieme una bella squadra, grazie anche all'aiuto di Tantawi. Tuttavia, il Consiglio Militare ha ceduto a Ganzouri i poteri presidenziali, eccetto quello giudiziario e quello militare (ovviamente). Pertanto, ora l'Egitto ha un premier-Presidente nominato dai militari. Non c'è assolutamente bisogno di dire che piazza Tahrir rifiuta in toto un tale governo, per principio e ora anche per i nomi che lo compongono. Il Movimento 6 Aprile e altri gruppi hanno già deciso di spostare il sit-in da piazza Tahrir alla sede del governo. Adesso vedremo che cosa succederà, prima della seconda tornata elettorale.

Ma... E Mubarak dov'è? Sempre nel suo ospedale a cinque stelle, ormai quasi dimenticato. Presto, però, riprenderà il suo processo, che sarà ancora guidato dal giudice Ahmed Refaat. Oggi, infatti, il giudice è stato riconfermato. Gli avvocati delle vittime ne avevano chiesto la rimozione, ma il tribunale ha rifiutato la richiesta.

Un caro saluto a tutti,

Elisa Ferrero

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